La tigre e i gelidi mostri by Gianfranco Bettin & Maurizio Dianese

La tigre e i gelidi mostri by Gianfranco Bettin & Maurizio Dianese

autore:Gianfranco Bettin & Maurizio Dianese [Bettin, Gianfranco & Dianese, Maurizio]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Feltrinelli Editore
pubblicato: 2023-11-21T00:00:00+00:00


Lo “stream” di Ombretta

Ombretta l’abbiamo incontrata, finora, come una ragazza, la figlia dei titolari della pizzeria Ariston di Brescia, frequentata dai giovani neofascisti della città e non solo.

“Io il pomeriggio dopo la scuola andavo a dare una mano. Sì, mio padre aveva preso la pizzeria un paio di anni prima della strage. Sì, li conoscevo tutti. Ermanno Buzzi mi faceva la corte. Ma anche Silvio Ferrari. E pure Nando Ferrari,” ricorda.

Era una bella ragazza, ma in pochi sapevano che la biondina, sempre curata nel vestire, in quei mesi del 1974 era la fidanzata di Silvio Ferrari. Con il quale ha condiviso la stagione cruciale di militanza “nera”, fino alla sua morte.

Ora è una donna adulta, sempre elegante. Si è sposata, ha due figli, una bella famiglia, una professione, stilista nell’azienda di famiglia. Di quei tempi tremendi ricorda molto, e nei dettagli. A differenza delle prime volte che è stata chiamata a darne testimonianza, si dimostra anche determinata. Sicura di sé, della sicurezza che deriva dalla decisione di dire finalmente la verità che si è tenuta dentro tutta la vita. Parla con calma, ma non sono più i monosillabi delle prime deposizioni. Certo, è ancora impaurita, per non dire terrorizzata, e così se la ricorda Manlio Milani, che assistette alla sua deposizione al precedente processo per la strage di Brescia.

“Ma allora era sotto ricatto,” ricorda Milani. Un ricatto e una paura che traspaiono a tratti ancora quando comincia la sua nuova e più rilevante – per certi versi agghiacciante – testimonianza alla giustizia.

È un racconto a tappe, il suo, di verbale in verbale, un impressionante documento storico e, ovviamente, una testimonianza di fronte all’autorità giudiziaria. Ma è anche una sorta di autoanalisi che va svolgendosi in presa diretta, come uno stream of consciousness, un flusso di coscienza, la cui dolorosa, inquieta e spaventata consapevolezza viene registrata e messa in ordine dal verbalizzante che ne accompagna le parole.

Parole, in parte, che rispondono a domande ma che sono anche evocate dalla sua stessa voce, che richiama la memoria, vincendo ritrosie e paure, superando versioni di copertura, emotiva e razionale, e antiche menzogne di autodifesa.

A volte i tempi verbali si intrecciano nella stessa frase: tornano al tempo presente volti e gesti e fatti lontanissimi nel tempo, che poi vengono ricacciati indietro, al passato remoto, e poi si integrano a un racconto piano, più controllato nei tempi e nei toni, in un imperfetto che sta alle spalle dell’oggi o, di nuovo, in un passato remoto, ma in questo caso segno di un avvenuto superamento del trauma, che allontana la paura.

È un viaggio in un sotterraneo nero della nostra storia, interno al labirinto di trame, cospirazioni e indicibili piani, che ha intrappolato l’evoluzione del paese e ha risucchiato al proprio interno tanta storia, che ha pesato su di noi, sulla democrazia.

È una figura singolare, Ombretta. Complice di soggetti capaci di gesti orrendi e di piani feroci e, al tempo stesso, loro vittima. Ragazzina coinvolta e poi travolta da quel meccanismo gelido e infame, riesce tuttavia a sopravvivergli, a trascinarselo addosso e dentro e ciò malgrado a procedere, vivere, crescere.



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